Il richiamo alla pace, alla responsabilità e a un’umanità capace di opporsi alla "cultura della potenza". Il Meeting di Rimini va avanti con un tema, un motto. "L'amor che move il sole e l'altre stelle". Nel giorno successivo alla visita di Papa Leone XIV, il cardinale Matteo Zuppi raccoglie al Meeting di Rimini le parole del Pontefice e le porta dentro la sua omelia, per poi intervenire, a margine dei lavori, anche sulla questione Cisgiordania.Dal palco della riviera, domenica 23 agosto il presidente della Cei ha celebrato messa partendo dalla presenza del Papa del giorno precedente e dal suo invito a non trasformare la comunità in un luogo chiuso. "Nel mondo è così facile pensare di essere sicuri e di star bene chiudendosi in enclave!", ha detto Zuppi richiamando l’esortazione di Leone XIV a usare la comunità come "un trampolino da cui tuffarvi nell’intera realtà", "non per perdercisi ma per combattere l’inimicizia con l’amicizia".Al centro dell’omelia di Zuppi anche una critica a quella che ha definito l’"insolente e pericolosa 'cultura della potenza'", in una stagione segnata dalla "Babele di 'io' arroganti e imprevedibili ma anche di 'noi' chiusi e contrapposti ad altri noi". Un passaggio nel quale il cardinale ha ripreso direttamente anche le parole pronunciate dal Pontefice sabato 22: la Chiesa, ha sottolineato, deve contribuire a sciogliere "la convivenza dal sospetto, la cultura dalla prepotenza, l’educazione dall’ideologia, il lavoro dall’idolatria del profitto, la tecnologia e la finanza dai business della morte".Era stato lo stesso Leone XIV, il 22 agosto, a indicare al Meeting una strada che tenesse insieme pace, giustizia sociale e responsabilità. "Smascheriamo i rapporti di potere ingiusti, alla radice di povertà e diseguaglianze, della guerra e dei disastri ambientali. Disarmiamo lo sviluppo tecnologico quando si fa pervasivo e distruttivo. Occorrono pionieri coraggiosi, che comincino dalla propria inversione di rotta a rendere convincente e credibile la conversione richiesta a tutti", aveva detto il Papa.Un messaggio rivolto anche direttamente al popolo di Comunione e Liberazione. "Sì, cari amici, è l’ora della responsabilità, specialmente per chi molto ha ricevuto da una millenaria tradizione di fede che si fa cultura", aveva sottolineato Leone, invitando il movimento ad allargare i propri confini: "Mettetevi in gioco! Apritevi a una vera cattolicità, allargando i vostri legami oltre ogni appartenenza troppo ristretta". E ancora: "Uscite, invece, incontro a tutti!".Proprio il rapporto con gli altri torna al centro dell'impegno di Zuppi a margine del Meeting. Il tema chiave è ancora una volta quello dell'immigrazione. "Prima dei confini vengono le persone, è ineccepibile", ha detto rilanciando il messaggio del Papa. Per il cardinale, sul tema si assiste invece a "una certa stupida e volgare polarizzazione". "Salvare tutti - ha aggiunto - non significa che entrino tutti, come una certa stupida e volgare polarizzazione, ma salvare tutti e poi bisogna trovare i modi, le idee, la regolarizzazione, la legalizzazione, per combattere l’illegalità con la legalità". Una risposta che, secondo Zuppi, deve essere anche europea: "Occorre trovare una risposta che sia dell’Europa, di un’Europa solidale e unita, come deve essere e come nasce".Infine la Cisgiordania. Quanto sta accadendo, ha affermato Zuppi, "è inaccettabile". "Bisogna difendere la convivenza e i diritti, non è pensabile che vengano calpestati e umiliati i diritti di tutti, in particolare degli arabi". La Cei, ha spiegato, continuerà con gli aiuti, valutando gli interventi possibili "a seconda della situazione, in collaborazione con il Patriarcato" latino di Gerusalemme.Il Meeting va avanti e Gaza e la Cisgiordania restano al centro. Nella Striscia "non ci sono prospettive, non c'è nessuna roadmap e questo rende tutto davvero precario, difficile. Siamo ancora in una fase emergenziale". Lo dice il Custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo, al Sussidiario, portale vicino a Cl, anticipando alcuni dei temi dei quali parlerà oggi, 24 agosto. "Le persone vivono nelle tende a 50 gradi, senza nulla. Per chilometri e chilometri si vedono accampamenti di tende in cui questi profughi trovano rifugio: una situazione davvero disumana. Anche in Cisgiordania la tensione è molto alta. C'è una sensazione di stanchezza generale, di grande fatica a intravedere prospettive future. La popolazione è molto provata e stanca".