Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiL’ultima esecuzione è avvenuta all’alba dello scorso 8 agosto, quando la ventitreenne iraniana Marzieh Nieri è stata giustiziata nel carcere di Qazvin, a 150 chilometri da Teheran. L’associazione Iran Human Rights ha riferito che la ragazza era stata costretta a sposarsi a 17 anni sotto la pressione della famiglia, mentre il fatto che ha portato alla sua condanna a morte è avvenuto nell’ottobre del 2021, quando Nieri era diciottenne. Durante il processo, l’imputata aveva dichiarato che uno dei soci in affari del marito, dopo essersi ubriacato, aveva tentato di aggredirla sessualmente e lei, nel tentativo di difendersi, l’aveva ferito a morte con un coltello da cucina, uccidendo in circostanze poco chiare anche il suo consorte.

Il tribunale ha respinto la versione della legittima difesa e ha condannato a morte la ragazza in seguito alla richiesta delle famiglie delle vittime di applicare il cosiddetto qisas, la retribuzione in natura prevista dalla legge della Repubblica islamica, secondo cui la famiglia di una vittima di omicidio ha il diritto di chiedere l’esecuzione del condannato oppure di accettare un risarcimento economico in sostituzione della pena di morte. Iran Human Rights ha reso noto che l’esecuzione della ventitreenne ha portato a 14 il numero di donne giustiziate in Iran dall’inizio del 2026, mentre nel 2025, secondo il Dipartimento di Stato americano, le donne giustiziate dal regime teocratico di Teheran sono state 61, il dato più alto degli ultimi 25 anni e circa il 70% in più rispetto al 2024.