Dal 21 agosto Rimini torna a essere uno dei luoghi in cui l’Italia discute del proprio futuro. Il Meeting prende in prestito da Dante “L’amor che move il sole e l’altre stelle”. Matteo Salvini sarà tra i protagonisti istituzionali. Sul terreno meno poetico delle infrastrutture, però, la domanda è più semplice: che cosa muove davvero un Paese? La risposta, oggi, non è soltanto un programma. Sulla rete ferroviaria italiana sono attivi circa 1.300 cantieri ogni giorno. RFI ha investito 11,6 miliardi nel 2025 e il Gruppo FS sta completando la grande partita dei 25 miliardi del PNRR. Numeri che non cancellano disagi, ritardi o criticità, ma rendono sempre più difficile raccontare l’Italia come il Paese immobile per definizione.

Per anni abbiamo avuto un talento quasi artistico, discutere un’opera più a lungo di quanto sarebbe servito per costruirla. Un ponte diventava metafisica, una ferrovia una guerra di religione, una variante stradale materia da psicanalisi collettiva. Oggi il quadro è diverso. E un merito politico a Salvini va riconosciuto, avere riportato infrastrutture, cantieri, porti e ferrovie al centro dell’agenda nazionale, assumendosi anche la parte meno fotogenica del lavoro. Perché inaugurare piace a tutti. Aprire cantieri, deviare treni, reggere proteste e mettere la firma sui cronoprogrammi un po’ meno.