Bologna, 20 agosto 2026 – Quanti sono i ristoranti davvero belli dove, però, ci si sente come a casa? Questa sensazione, questo clima di familiarità, di confidenza e di amicizia è quello per cui ha lavorato tutta una vita, fino alla pensione arrivata a giugno, Carlo Frim, storico maître e cameriere del rinomato ‘Rodrigo’ di via della Zecca.

Quasi metà secolo quello che Carlo ha trascorso tra i maestosi saloni del ristorante imparando a conoscere generazioni intere di clienti: dai nonni ai bisnipoti. Ma anche imprenditori, turisti da tutto il mondo, giornalisti del calibro di Giovanni Spadolini, politici quali Cossiga, Pertini e Napolitano, e, infine, star della musica, come Springsteen, e del cinema, tra cui Ugo Tognazzi e Nino Manfredi, anche di periodi ormai dimenticati che lui, e il suo mentore Enzo Venturi (altra colonna portante di Rodrigo andato in pensione anni fa), hanno tenuto in vita grazie a ricordi e testimonianze.

“Il personaggio famoso che ho avuto più piacere di conoscere? Gigi Proietti”, racconta Carlo senza esitazione, mentre Enzo rilancia: “Senza dubbio, per me, l’attore Tino Buazzelli”. Gigi Proietti

Frim, una vita in sala con Enzo

Quando Carlo è approdato a lavorare da Rodrigo, quasi per caso i primi tempi e sporadicamente, Enzo era già il braccio destro del titolare, Rodrigo, e tutto quello che ha imparato da lui lo ha poi insegnato a Frim: “Enzo è stato il primo a capire che questo posto, più che un ristorante, doveva diventare una ‘vetrina’ negli anni d’oro. Un posto dove le persone volevano venire per farsi vedere o per vedere se c’era qualcuno di famoso. A questo ha saputo aggiungere un ingrediente fondamentale: l’accoglienza, quella familiare, quella casalinga. Ha saputo creare un clima, che noi abbiamo preservato, in cui quelli che vengono sempre, ma anche quelli che vengono una volta sola, si devono sentire accolti, si devono sentire curati. Ed Enzo ha saputo insegnarmelo con pazienza e dedizione: lui non è stato un maestro dispotico, mai. Mi ha assecondato in ciò che facevo e quando sbagliavo, agli inizi, mi spiegava dove avevo sbagliato e perché con calma e amore paterno”.