Quello che è stato è stato: ora si ricomincia. Mai come oggi il vecchio detto “poi a settembre ne parliamo” assume un valore carico di proposte, quasi un’espressione programmatica. Crediamo siano in molti ad aver sempre vissuto settembre solo come un mese; oggi, invece, non si può più. Di fatto, come non mai, è una soglia.
Oggi si materializza per l’Italia l’alba di un nuovo mondo politico che, nonostante tutto, riflette sulla sua longevità. “Fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza!”. La politica non è solo un esercizio di progettualità: ha bisogno di un punto d’appoggio per “sollevare il mondo”. Settembre è questo: il momento in cui si studiano i passi che dovranno condurre verso il nuovo. Si aprirà, forse, una prateria grande e promettente, ma che richiederà da subito abile gestione, metodo e acuta visione.
L’Italia si presenta satura di appuntamenti. Anzi, con un pizzico di “presbiopia politica” che non perde di vista il dettaglio, in Puglia si intravede, in un futuro non troppo lontano, un profilo politico interessante; nel famoso laboratorio pugliese, infatti, le stagioni non scorrono mai invano. Lasciato alle spalle il “quello che è stato è stato” — ma senza mai dimenticarlo — il compito è chiaro: designare uno skyline socio-economico credibile, non la solita formula vuota dell’“ascoltiamo la gente”. Lo skyline va costruito con i tecnici delle nostre università, con i centri di ricerca che studiano e progettano davvero. Sono loro che possono analizzare le proposte, confrontarle con il ritmo di vita quotidiano dei cittadini, misurare il sentiment reale e valutare la fattibilità dei percorsi.













