Se vogliamo capire dove va il mondo, un giorno di questi andiamo al cinema. Andiamo a vedere «Spider-Man» e il suo ultimo «Brand new day». Non per diventare tutti fanatici dell’Uomo Ragno. Ma per avere lo sguardo più sulla sala che sul maxischermo (vale del resto anche per gli Avanger o Acquaman e tutto il resto hollywoodianamente parlando). Perché quando sono di scena supereroi di quella portata, lo spettacolo è soprattutto nel pubblico. In gran parte minorenne, come si sarà capito. Anzi, più che minorenne, adolescente, in maggioranza dieci-dodici anni. Il rombo di tuono parte dall’ingresso nello spazio d’attesa, quando la schiamazzante ondata irrompe travolgendo tutto ciò si può (e non si può). A cominciare dalle raccomandazioni di genitori, nonni, benpensanti su ciò che non dovrebbero mangiare perché minaccia al loro equilibrato sviluppo.

Ma per la famosa Dieta Mediterranea una sera dello Spider è non solo una Waterloo, ma un annichilimento. Meglio un frutto che un cibo ultra-processato, meglio uno yogurt che una merendina. E invece li vedi fiondarsi al bar e abbrancare cisterne di pop corn o di patatine oscene anche se fossero digiuni da una settimana. E gracchianti confezioni di una protervia tale che in un adulto farebbero salire la glicemia al solo pensiero. E lattine che stanno all’acqua come un Vannacci sta alla Schlein, concentrati di zuccheri mai riscontrati nella storia dell’umanità dalla civiltà egizia in poi.