Se c’è una cosa che irrita nei film Marvel è la loro smaccata autoreferenzialità, che poi è la chiave del loro successo planetario. Per capirli (per goderli) davvero, devi conoscere a menadito l’“universo” di turno, anzi i vari universi da cui vengono personaggi e interpreti (nell’ultimo Spider-Man, “No Way Home”, 2021, comparivano i tre attori dei diversi reboot, Tobey Maguire, Andrew Garfield e Tom Holland). Insomma devi essere un fan in piena regola, devoto alla causa e perennemente aggiornato.Ma se c’è una cosa che (a volte) sorprende nei film Marvel è la loro capacità di usare ripetizione e variazione in chiave quasi sperimentale. Gli “Spider-Man” realizzati in animazione sono la punta di diamante della tendenza, ma anche questo nuovo episodio con Holland, diretto per la prima volta dal nippo-hawaiano Destin Daniel Cretton, ha i suoi momenti di sorpresa e perfino di emozione. Sarà che stavolta, dopo una lunga pausa, Peter Parker/Spider-Man (Holland, molto più incisivo come Uomo Ragno che come Telemaco nell’“Odissea” di Nolan), deve crescere due volte, come supereroe mutante e come giovane dotato di sentimenti, vedi alla voce Zendaya (anche lei appena vista come Minerva nel kolossal omerico). Sarà che l’eleganza della regia esalta una sceneggiatura a tratti schematica, ma il film integra con indubbia efficacia gli elementi di novità agli ingredienti più canonici.Pensiamo a quella forza invisibile che si impadronisce di menti e corpi rimbalzando letteralmente da una persona all’altra, facile a scriversi, un po’ meno a rappresentarsi. O ai rapporti fra Spider-Man e i comprimari. Come Frank il Giustiziere, prima quasi nemico poi vero amico (Jon Bernthal, terzo reduce dall’“Odissea”, dov’era un rapato e memorabile Menelao). L’incredibile Hulk (Mark Ruffalo naturalmente, episodio fragoroso ma incerto). E soprattutto l’amata MJ (una sorprendente Zendaya), che come l’amico nerd ha perso ogni memoria dei suoi passati rapporti con il protagonista. A lei si devono molti fra i momenti migliori del film. Tra cui il lento ritorno a casa abbracciata a quel supereroe così vulnerabile e disperatamente innamorato di lei. Ecco come dare a una scena vista mille volte - Spider-Man che si dondola fra le strade di New York - un tono e un sentimento nuovi.Epilogo mèta-narrativo, con l’eroe risorto acclamato dai fan, anche se c’è il trucco. Scintillante l’omaggio al grande cinema d’azione orientale, con guerrieri volanti così magnetici e travolgenti che lo stesso Spider-Man, prima di battersi, mormora tra sé: «Che ficata».