Una forca per impiccare i palestinesi e cabine dalle quali assistere alle esecuzioni: ciò che Ben-Gvir ha mostrato con orgoglio non appartiene a una democrazia, ma alla più feroce propaganda della morte. È un’immagine agghiacciante, che trasforma la pena capitale in uno spettacolo e la vendetta in politica di Stato.Ben-Gvir non è un estremista isolato: è un ministro del governo Netanyahu e quella legge è stata approvata dalla maggioranza che sostiene l’esecutivo israeliano. Netanyahu non può fingere di prendere le distanze mentre continua a governare insieme a chi alimenta odio, disumanizzazione e violenza contro il popolo palestinese.È lo stesso Ben-Gvir che ha umiliato e minacciato gli attivisti della Flotilla, anche italiani, costretti in ginocchio e con le mani legate dopo essere stati intercettati mentre portavano aiuti umanitari a Gaza. Su quelle violenze la Procura di Roma ha aperto un’inchiesta per sequestro di persona e tortura.Di fronte a questo orrore Giorgia Meloni continua nel suo silenzio complice. Il governo italiano non può limitarsi a chiedere sanzioni contro Ben-Gvir e continuare a garantire impunità politica a Netanyahu e all’intero governo israeliano. Servono sanzioni immediate contro Netanyahu e i responsabili del suo esecutivo, lo stop alla cooperazione militare e la sospensione dell’accordo di associazione tra Unione europea e Israele. Tacere o fermarsi a misure simboliche significa rendersi complici di questa deriva disumana.