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“Ecco la struttura, qui verranno giustiziati i terroristi. Ci sarà una forca per l’impiccagione e delle sale da cui si potrà assistere all’esecuzione“. A pronunciare frasi così violente come se nulla fosse è ancora una volta il ministro della Sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben-Gvir. E lo fa in un video postato sui suoi canali social. Con il sorriso sulla faccia di chi è compiaciuto e orgoglioso di ciò che sta mostrando, commenta i lavori di un cantiere alle sue spalle. È quello per il nuovo centro per la pena di morte, tanto voluto dal leader della destra di Tel Aviv che con tali macabre scene punta a strizzare l’occhio a una parte della popolazione in vista delle elezioni d’autunno.
D’altronde, lo scorso marzo, l’introduzione della pena di morte per i detenuti palestinesi nell’ordinamento israeliano era stata festeggiata da Ben-Gvir con brindisi e abbracci. Ora lo strumento per mettere in pratica la legge è “quasi pronto”: “Una corda per l’impiccagione e stanze per assistere all’esecuzione, dove le vittime del reato potranno venire a guardare, come negli Stati Uniti, tra l’altro”, dice il ministro. “Stiamo realizzando ciò che avevamo promesso. Guardate: c’è chi ci ha deriso. Questo luogo comincia a prendere forma”, conclude.










