Secondo gli inquirenti, il faccendiere non aveva disponibilità economiche per finanziare il progetto di candidare il giornalista a leader del Campo largo. A cominciare dal sondaggio, alla cui redazione avrebbe contribuito anche il conduttore di Report
Ci sarebbero stati finanziatori esterni al progetto di Valter Lavitola di lanciare Sigfrido Ranucci come candidato premier. A parlarne è lo stesso Lavitola, in alcuni passaggi captati dagli investigatori, dove fa riferimento alle spese sostenute per i sondaggi commissionati allo scopo di capire se, nell’area di centrosinistra, esistesse davvero spazio per una “terza via” rispetto a Elly Schlein e Giuseppe Conte. Un lavoro che, stando a quanto emerso, sarebbe costato tra 8 e 10mila euro.
Chi sono i finanziatori misteriosi di Lavitola
Di questi presunti sostenitori economici non si conosce né l’identità né l’entità reale del contributo versato. A quella cifra per i sondaggi andrebbero sommati anche i compensi pagati ai quattro esecutori materiali dell’attentato dinamitardo, il più giovane dei quali avrebbe ricevuto mille euro, e quanto corrisposto al suo collaboratore Clesio Tavares, che li aveva reclutati. Un particolare rende la vicenda ancora più fitta di interrogativi: il titolare del Cefalù Bistrò di Monteverde non disponeva, secondo quanto ricostruito, di risorse economiche tali da coprire da solo queste spese, il che lascia pensare a un sostegno arrivato da altri.









