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Ilaria Sacchettoni

Il faccendiere al telefono prima dell’arresto: «È vicino ai giudici, spero che continui a difendermi»

Messaggi incoraggianti, incorniciati da emoticon sorridenti. Il lessico un po’ ruffiano della comunicazione digitale di Valter Lavitola aveva aperto una breccia nella quotidianità di Sigfrido Ranucci. Così il conduttore Rai insisteva nel «tutelarlo» anche in seguito all’arresto dei quattro esecutori materiali del blitz. Nell’incontro di fronte al procuratore capo Franco Lo Voi, interpellato su possibili moventi, insiste: indagate sulla camorra («Ma cercassero quel Corrado», diceva a Lavitola). Crede alla pista dei clan, Ranucci. Al punto da inviare un messaggio entusiasta allo stesso Lavitola, il giorno dell’arresto dei pregiudicati avellinesi.

Il rapporto tra i due è di fiducia. Dopo aver bocciato l’ipotesi di una sua discesa in campo, il conduttore di Report si era, apparentemente, abbandonato all’intraprendenza dell’amico. Un incoraggiamento alla volta aveva adottato un punto di vista meno ostile, più rilassato o, per dirla con le parole della gip Iole Moricca, «incuriosito». Lavitola, dal canto suo, continuava a misurare la «temperatura» di Ranucci, a pesarne la popolarità, facendo leva sul suo amor proprio e autopromuovendosi king maker.