Di: SEIDISERA-Camilla Camponovo/ARi In Ucraina la guerra continua a rendere impossibile il normale funzionamento della democrazia, ma la questione delle elezioni torna sempre più al centro del dibattito politico. La legge marziale vieta, infatti, lo svolgimento di elezioni e referendum, ma una sua eventuale sospensione aprirebbe una serie di questioni giuridiche e, soprattutto, politiche e di sicurezza. Sul tema SEIDISERA ha raccolto le considerazioni di Arkady Moshes, direttore del Programma Russia, Europa orientale ed Eurasia dell’Istituto finlandese di affari internazionali. L’ex ministro della difesa ucraino Fedorov chiede elezioni presidenziali nonostante la guerra e la legge marziale: come può l’Ucraina organizzare elezioni durante la legge marziale senza violare la Costituzione, e quali modifiche legislative o costituzionali sarebbero eventualmente necessarie? “Il punto centrale non è la Costituzione, ma la legge sulla legge marziale, cioè quella che stabilisce le regole durante la legge marziale. In particolare, l’articolo 19 vieta sia i referendum, sia qualsiasi tipo di elezione.”Potrebbe esserci una modifica a questa legge?“Sì, penso che cambiare la legge sia più semplice che modificare la Costituzione. Il modo più veloce sarebbe modificare questa legge, oppure chiedere una decisione alla Corte Suprema. In realtà, non sarebbe nemmeno necessario cambiare la legge: basterebbe sospendere o revocare la legge marziale, cosa che può fare il Parlamento.”E come si farebbe? Da un punto di vista politico non sarebbe complesso?“Se si sospende la legge marziale, entro un mese dovrebbero essere indette le elezioni, che poi dovrebbero svolgersi entro i tre mesi successivi. Dal punto di vista giuridico è possibile, ma politicamente e soprattutto praticamente è molto più difficile. Il problema principale è garantire che le elezioni siano legittime. Bisognerebbe, per esempio, stabilire chi ha diritto di voto tra le persone che vivono all’estero e chi può essere considerato cittadino, soprattutto considerando che alcuni cittadini vivono in territori occupati dalle truppe russe.”Oggi, come già successo diverse volte in passato, è partita un’operazione dell’Ufficio nazionale anticorruzione: diverse persone vicine a Zelensky sono indagate e alcune sono state licenziate. Perché, proprio in questo momento, l’ex ministro della difesa, considerato molto vicino a Zelensky, sostiene la necessità di indire le elezioni presidenziali?“Perché ora l’opposizione ha maggiori opportunità. Fino a poco tempo fa, infatti, da quando questo Parlamento è stato eletto nel 2019, c’era una maggioranza filo-presidenziale e l’opposizione era molto debole. Ora, invece, la sua voce potrà farsi sentire con maggiore forza nel Paese, anche perché l’altro candidato è una figura politica popolare. I vecchi leader dell’opposizione, come l’ex presidente Poroshenko e l’ex primo ministro Tymoshenko, avrebbero invece meno appeal presso la popolazione: sono sotto accusa e sono essi stessi oggetto di indagini.”Ma con questa mossa Fedorov si sta lanciando in politica? “Oh sì, senza dubbio. Questo risponde anche alla domanda “perché proprio ora?”. Tra sei mesi, infatti, potrebbe non essere più così popolare. Da quando Zelensky è in carica, in Ucraina abbiamo visto emergere e poi scomparire diverse figure politiche promettenti. Penso quindi che Fedorov stia giocando una partita precisa: in questo momento il suo consenso potrebbe essere al massimo, soprattutto alla luce delle operazioni contro la corruzione nel Paese, mentre tra sei mesi la situazione potrebbe essere molto più difficile per lui.”Prima diceva che la questione è più complessa dal punto di vista politico, che da quello legislativo. Cosa intende esattamente?“Dato che il Paese è in guerra, la sospensione della legge marziale avrebbe conseguenze anche in altri ambiti. Senza la legge marziale, per esempio, un cittadino ucraino potrebbe lasciare il Paese? Ci sarebbero inevitabilmente ripercussioni sul piano della sicurezza e sarebbe necessario intervenire anche su molte altre leggi. Non è impossibile, ma è molto difficile. E il presidente non è favorevole a questa opzione.Arkady Moshes, politologo, è direttore del Programma Russia, Europa orientale ed Eurasia dell’Istituto finlandese di affari internazionaliIFAIQuello che serve, piuttosto, è avviare una discussione, anche se non necessariamente in modo pubblico. Decisioni di questa complessità non possono essere prese dall’oggi al domani. Possiamo però modificare la legge e, eventualmente, chiedere alla Corte Suprema di pronunciarsi sulla questione: come procedere, quali sarebbero i tempi e in quale arco temporale sarebbe possibile intervenire.”Come può uscire da questa situazione il presidente Zelensky? “Non può. È da parecchio tempo che cerca di mantenere lo status quo, ma la corruzione persiste. E, poiché si tratta di corruzione che coinvolge alcuni dei suoi più stretti collaboratori, si è venuta a creare un’eccessiva concentrazione di potere: formalmente nelle mani del presidente, ma, di fatto, all’interno dell’ufficio presidenziale. Quindi, a gestire il potere non è nemmeno direttamente il presidente.”