Carte "oscurate". Non visibili. Lo dicono i ricorrenti, cioè due società proprietarie dei lotti vicino ai quali dovrebbe (potrebbe) sorgere un’antenna di telefonia mobile alta 30 metri. L’area è la Ex Mangelli. All’intersezione tra viale Alessandro Manzoni e via Renato Mazzolani. I titolari delle aree, edificate ma ancora edificabili, hanno fatto accesso, negli scaffali digitali comunali, ai dati sensibili dell’antenna targata Iliad, come prevede la legge. Cos’hanno trovato? "Oscuramento dei dati radioelettrici... Che rende vano l’effettività del contraddittorio...".

Tutto parte il primo luglio. Quando Iliad deposita in Comune a Forlì l’istanza (come prevede il decreto legislativo 259/2003) per l’installazione di una nuova infrastruttura di "radio base" per la rete di telefonia mobile. La documentazione è depositata per 30 giorni consecutivi a partire dal 15 luglio. Il 14 agosto, entro i limiti normativi, i proprietari dei lotti presentano il ricorso in Comune, attraverso il loro legale, Massimo Mambelli. E questo perché, nell’accesso agli atti, sono emersi diversi passaggi che i titolari dei lotti contestano. Una serie di punti, dettagliati in una missiva che l’avvocato Mambelli spedisce, sotto forma di ’Osservazioni e richiesta di integrazione di istruttoria’, allo Sportello unico delle attività produttive e, per conoscenza, agli assessori Giuseppe Petetta, Paola Casara e Kevin Bravi. In sostanza, i proprietari chiedono all’amministrazione di approfondire l’istruttoria sulla richiesta di installazione del ’pennone’ telefonico per contestate carenze, formali e sostanziali. E ora attendono dal Comune una risposta, altrettanto "dettagliata", sull’istruttoria.