| 20 Agosto 2026 02:02 |
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(Adnkronos) – Dalla Bulgaria alla Grecia e alla Romania, fino alle installazioni americane in Italia: la rete di basi Usa in Europa torna a essere un tema caldo dopo le rivelazioni del Financial Times, secondo cui Teheran starebbe valutando possibili attacchi contro obiettivi militari statunitensi sul continente nel caso in cui Donald Trump decidesse di intensificare la guerra e colpire le infrastrutture iraniane. Il rischio non è però uguale per tutte le installazioni.
Secondo le analisi del Council on Foreign Relations (Cfr), l’Iran dispone del più vasto arsenale di missili balistici del Medio Oriente e i suoi vettori a maggiore gittata possono raggiungere circa 2.000 chilometri, forse oltre: una distanza sufficiente a mettere nel raggio d’azione soprattutto le basi utilizzate dagli Stati Uniti nel sud-est europeo e nel Mediterraneo orientale. Più difficile sarebbe invece raggiungere le installazioni americane in Italia, per le quali entrerebbero in gioco le capacità, più incerte, dei vettori iraniani a maggiore gittata.
Tra gli avamposti più esposti figura la base aerea di Bezmer, in Bulgaria, utilizzata anche a sostegno delle operazioni dei velivoli cisterna americani. Nel Mediterraneo orientale c’è poi la base britannica di Raf Akrotiri, a Cipro, importante snodo per le attività di intelligence, ricognizione e le operazioni verso il Medio Oriente. Trump si era detto deluso dal mancato via libera dell’allora premier britannico Keir Starmer al suo utilizzo da parte degli Stati Uniti nel conflitto. Quando Londra aveva successivamente concesso a Washington un accesso limitato alle proprie basi nella regione per “specifici scopi difensivi”, Trump aveva commentato che la decisione era arrivata “troppo tardi”. Poco dopo, Akrotiri era stata colpita da un attacco con droni attribuito a milizie filoiraniane.












