"Quando ho visto il caso di Tania sono rimasto allibito. Dopo una denuncia e diverse aggressioni non concepisco il fatto di non aver agito prima". Il 19 dicembre 2023 Nicola Ballan perse sua sorella, Vanessa, accoltellata a morte a Riese Pio X da Bujar Fandaj, l'ex compagno diventato prima stalker e poi assassino. Ora, con Tania Terrin, vede ripetersi la storia. Solo più a sud, a meno di un'ora d'auto, nella provincia di Venezia invece che nella Marca trevigiana. "Non capisco perché non si faccia qualcosa in più prima e si arrivi dopo, quando non si può fare nulla", spiega il giovane. Ballan aveva denunciato per stalking il suo aguzzino ma non erano state prese misure cautelari, il Guardasigilli Carlo Nordio chiese una relazione alla Procura di Treviso e tre mesi dopo concluse che non c'era stata incuria. "Io - riflette il fratello - sono sono sempre stato convinto che lì ci siano stati errori e mancanze". Il procedimento di Terrin era per maltrattamenti e lesioni, ma ha avuto lo stesso esito: gli è stato affiancato un caso di omicidio, probabilmente un femminicidio/suicidio. Per dissipare i dubbi che restano, sulla morte della 39enne trovata morta in casa a Camponogara probabilmente strangolata dall'ex compagno di 43 anni Dino Keber, impiccatosi nella sua abitazione a Dolo, è stata disposta l'autopsia. La eseguirà, il pomeriggio di venerdì 21 agosto, il professor Claudio Terranova, a cui l'incarico è stato conferito dal sostituto procuratore Stefano Strino. Si tratta dello stesso anatomopatologo che eseguì l'autopsia su Giada Zanola, la donna gettata dall'ex compagno Andrea Favero da un cavalcavia dell'autostrada A4 a Vigonza (Padova). Zanola lavorava a Vigonovo, il paese di cui era originaria Ballan e in cui vivevano Giulia Cecchettin e il suo assassino Filippo Turetta. Come Camponogara e Dolo fa parte della Riviera del Brenta: sei comuni e 130mila abitanti raccolti tra Padova e Venezia, tre vittime di femminicidio in tre anni. Un dato che fa riflettere le amministrazioni del territorio, anche perché si affianca a quello - più consistente - delle donne accolte per la prima volta allo Sportello antiviolenza dei Comuni della Riviera: sono state 39 solo nei primi sette mesi dell'anno, quasi quanto quelle accolte nell'intero 2025 (48). Quelle seguite sono in tutto 93. "Vuol dire che il servizio è conosciuto e utilizzato, ma che il fenomeno è molto presente e sta cominciando ad emergere", nota Irene Salieri, assessora alle Politiche di genere del Comune di Mira, che parla della Riviera del Brenta come di un territorio "non nuovo a queste tragedie". Quaranta minuti di macchina più a nord, a Treviso, è stata aperta una casa sicura per ricordare Vanessa Ballan. Per il fratello Nicola, però, il lavoro da fare deve andare molto oltre. "Una parola, uno sguardo, una presenza in più possono fare la differenza. Non possiamo girarci dall'altra parte quando vediamo una situazione complicata. Le istituzioni devono controllare una volta in più, avere un'accortezza in più". E non basta dire che solo in Procura a Venezia arrivano ogni giorno dieci casi da codice rosso: "Non ci sono mezzi? Bisogna trovarli, se i casi sono tanti ci sarà un motivo". Soprattutto, scandisce Ballan, "quando avviene una denuncia non deve essere banalizzata: la donna che arriva lì sta facendo un atto importante, con una grande difficoltà emotiva".