TREVISO - Alla richiesta di 28 anni di reclusione per Bujar Fandaj, i genitori di Vanessa Ballan si guardano negli occhi: mamma Roberta non riesce a nascondere le lacrime, mentre papà Stefano scuote la testa. Durante l’udienza, si è portato spesso la testa fra le mani. Ogni tassello che ha definito la ricostruzione degli ultimi istanti della vita di sua figlia, è stato un dolore crescente. Anche quando le parti civili, rappresentanti tutti i familiari e il compagno, hanno chiesto un risarcimento di oltre 3 milioni di euro. Perchè, indipendentemente dalla somma, Vanessa non tornerà più dai suoi cari.
Un caso difficile anche per le avvocatesse della difesa. «Siamo state minacciate di morte perchè siamo due donne che difendono un femminicida», hanno esordito Chiara Mazzoccato e Daria Bissoli. «Nonostante le parole, non abbiamo desistito dall’incarico. C’è stato un momento difficile che ha reso impossibile l’incontro con il pm e l’imputato in carcere perchè, ogni volta, la data dell’appuntamento veniva resa pubblica e noi difensori esposti a critiche e giudizi». Anche per la difesa, il caso è stato tortuoso. «È stato un lavoro lungo ed emotivamente difficile», ammettono Mazzocato e Bissoli, puntando il dito contro le prove e il video in cui il 41enne kosovaro scavalcava la recinzione dell’abitazione di Vanessa dopo l’omicidio che «non doveva essere reso noto perchè, in questo modo, l’odio è cresciuto e la gente ora si aspetta una condanna esemplare».







