RIESE Niente ergastolo per Bujar Fandaj, il 41enne artigiano di origine kosovara che in primo grado era stato condannato dalla corte d’assise del tribunale di Treviso al carcere a vita per l’omicidio di Vanessa Ballan, uccisa a coltellate nella sua casa di Riese il 19 dicembre del 2023 mentre portava un figlio in grembo. L’imbianchino, assistito dalle avvocate Daria Bissoli e Chiara Mazzocato, sconterà una pena di 26 anni e 10 mesi di reclusione (più seimila euro di multa). A stabilirlo in via definitiva è stata ieri la corte d’assise d’appello di Venezia riformando in parte la sentenza di primo grado. I giudici hanno infatti ratificato il concordato (una sorta di patteggiamento) raggiunto tra la difesa e la Procura generale.
Secondo l’intesa, i difensori dell’imputato hanno sostanzialmente rinunciato a tutti i motivi di appello tranne il quarto, quello relativo al bilanciamento tra le circostanze attenuanti e quelle aggravanti e quindi all’entità della pena. Le attenuanti generiche - riconosciute anche dalla corte d’assise di Treviso ma in subvalenza rispetto all’aggravante della premeditazione - sono state sostanzialmente riconosciute invece dai giudici veneziani su un piano di equivalenza rispetto all’aggravante. Così si spiega la condanna a una pena di 26 anni e 10 mesi anziché l’ergastolo. Con il concordato proposto dalla Procura generale, strumento introdotto dalla riforma Cartabia per ragioni di economia processuale, la sentenza, una volta depositata, diventerà definitiva e non sarà più impugnabile.






