Grande polemica sulla scansione distruttiva con cui vengono alimentate le intelligenze artificiali. Ma il vero rischio è che l’autore sopravviva solo come rumore di fondo, diventando indistinguibile. Una questione di copyright, non di conservazione culturale.

Prendiamo un incunabolo, un volume stampato con la tecnica dei caratteri mobili usata fino al 1500: oggi lo ammiriamo racchiuso in una teca di vetro in un museo, nessuno si sognerebbe di decifrarlo. Eppure sopravvive: muto, ma integro. I libri di Anthropic non sono finiti in una teca, anzi all’inizio del 2024 l’azienda ha avviato un’operazione interna nota come “Project Panama“: comprare libri fisici in blocco, tagliarne le costine con macchine idrauliche, scansionarli ad alta velocità e riciclare la carta.

La questione legale degli e-book piratati

Un documento interno lo descrive senza pudori: «Project Panama è il nostro sforzo per scansionare distruttivamente tutti i libri del mondo». A dirigerlo Tom Turvey, ex responsabile di Google Books, assunto apposta per procurarsi legalmente ciò che ad Anthropic serviva. «Legalmente» è la parola chiave: prima di “Project Panama” un cofondatore di Anthropic aveva scaricato personalmente milioni di e-book piratati da “biblioteche ombra” come LibGen, esponendo l’azienda a un rischio legale enorme. È questa la vicenda, la distruzione delle copie dei libri per ricomporle in contenuti senza autore, e non il macero dei libri fisici, che ha portato alla causa Bartz v. Anthropic, depositata nell’agosto 2024.