Il corpo fu rinvenuto nella vasca da bagno piena d'acqua, a rubinetti chiusi. L'assassino conosceva bene le sue abitudini, evitando l'unica telecamera all'ingresso del passo carraio.
Nel suo appartamento con vista sulle Prealpi varesine, Gianna rompe il silenzio sulla morte della sorella Silvana Damato, uccisa un anno fa nel quartiere milanese di Bruzzano in un delitto ancora senza colpevoli.
«Siamo tre figli di un operaio emigrato in Belgio», racconta al Corriere. «Il primogenito, 79 anni, vive a Milano e con lei non aveva un rapporto stretto. Io ne ho 77, mentre Silvana, la più piccola, ne avrebbe compiuti 70. Tra noi c’era un legame fortissimo: ci sentivamo continuamente e incontrarla alla Stazione Centrale, dove lavorava in tabaccheria, era sempre una festa». Oggi Gianna chiede verità insieme all’avvocato Walter Felice e a sua figlia, protetta dall’anonimato per tutelare la propria bambina: «Sa solo che la zia non c’è più». Nonostante l’assenza di indagati, Gianna ribadisce la sua fiducia nelle forze dell’ordine e nella giustizia.
Come è stato ritrovato il colpo di Silvana
Il punto di svolta nelle indagini risale a un caldissimo venerdì, l’8 agosto 2025. L’allarme scatta nel primo pomeriggio: Silvana non si è presentata al caffè Sun Strac al Parco Nord, dove ogni giorno alle 15:30 giocava a burraco con altri pensionati. Preoccupati, cinque amici della comitiva si sono recati presso il suo appartamento in un condominio popolare di via Bisnati 7. Senza risposte al citofono o al telefono, è scattata la chiamata ai Vigili del Fuoco.







