di

Alessandro Fulloni

L'avvocato della famiglia, Walter Felice: «Siamo davanti a un delitto "lucido". L'assassino sapeva che il portiere del condominio era in ferie e ha evitato le telecamere di sorveglianza». I funerali della donna, 69 anni, ancora da fare

«Siamo tre fratelli, figli di un operaio emigrato in Belgio. Il primogenito abita a Milano, un po’ lontano da dove viveva Silvana. Non aveva un rapporto strettissimo con lei. Lui 79 anni, io 77. Silvana era la più piccola, oggi ne avrebbe 70. Io la chiamavo “la mia sorellina” e lei “la mia sorellona”. Avevamo un rapporto splendido. Ci sentivamo due o tre volte a settimana. Capitava anche che andassi a trovarla alla stazione di Milano Centrale, dove lavorava in una tabaccheria. Vederla era sempre una festa».

Gianna è seduta nel salotto di casa, dall’ampia vetrata si vedono le Prealpi varesine. Se accetta di parlare di Silvana Damato è perché «chi l’ha uccisa un anno fa, nel suo appartamento a Milano, al quartiere di Bruzzano, è ancora a piede libero. Non ci sono indagati... Se sono preoccupata? Preferisco dire che serve chiarezza e che ho fiducia nella giustizia». Scandisce queste parole accanto all’avvocato Walter Felice, che assiste la famiglia, e alla figlia che preferisce non specificare il suo nome: «Ho una figlia piccola, sa solo che la zia, che per lei era una specie di nonna, non c’è più. Nient’altro...».