Melilla teme una nuova Ceuta. Dopo l'ondata migratoria che alla fine di luglio ha travolto la città autonoma vicina, l'attenzione delle autorità spagnole si è spostata anche sull'altra enclave africana della Spagna. Il timore è che ciò che è accaduto a Ceuta possa ripetersi anche qui: un arrivo improvviso e massiccio di migranti, alimentato dai messaggi diffusi sui social network e concentrato in poche ore lungo il confine con il Marocco.

Il precedente del 30 e 31 luglio pesa ancora. A Ceuta decine di migliaia di persone si sono riversate verso la frontiera nel giro di pochissimo tempo, mettendo sotto pressione le forze di sicurezza e le strutture di accoglienza. Melilla, che ha una superficie ancora più ridotta e un confine terrestre di circa dieci chilometri con il Marocco, teme ora di poter essere il prossimo punto di pressione.Il 30 luglio anche qui si è registrato un improvviso movimento verso il confine. Il principale valico di Beni Enzar è stato chiuso dalle autorità spagnole, mentre i gruppi di migranti si sono dispersi lungo il perimetro. Alcuni hanno raggiunto la zona della diga sud, dove il confine terrestre incontra il Mediterraneo, tentando di entrare in città anche via mare. Altri si sono spinti verso Barrio Chino, un'area già tristemente nota per la tragedia del 2022, quando decine di persone morirono schiacciate durante un tentativo di attraversamento della frontiera.L'allerta resta alta Per questo la vigilia di Ferragosto trova Melilla in stato di allerta. Guardia Civil e Policía Nacional hanno rafforzato la presenza lungo il confine e preparato unità antisommossa in vista di eventuali nuovi tentativi di ingresso. Nei giorni successivi agli eventi di fine luglio sono stati impiegati più di 400 agenti al giorno, oltre ai rinforzi arrivati da altre zone della Spagna.A Melilla è arrivata anche la motovedetta della Guardia Civil Río Segura, mentre da Malaga è stato inviato un elicottero AS365 Dauphin, utilizzato per sorvegliare il confine dall'alto giorno e notte. Una presenza che, secondo gli stessi operatori di sicurezza, può avere soprattutto una funzione deterrente: individuare in anticipo eventuali movimenti sul lato marocchino può fare la differenza quando poche centinaia di persone possono trasformarsi rapidamente in una massa molto più difficile da contenere.La sorveglianza tecnologica è già presente, con droni e altri sistemi di controllo, ma gli agenti chiedono soprattutto un coordinamento più efficace. Uno dei problemi emersi dopo il 30 luglio riguarda infatti la gestione di un'eventuale emergenza con un numero elevato di persone coinvolte e la necessità di stabilire con precisione come debbano muoversi Guardia Civil, Policía Nacional e le altre strutture dello Stato.Il rischio non è soltanto il tentativo di attraversamento Il problema per Melilla non riguarda però esclusivamente la capacità di impedire l'ingresso attraverso la frontiera. Un'ondata simile a quella di Ceuta avrebbe conseguenze immediate anche dopo l'eventuale attraversamento. La città dispone di spazi estremamente limitati e di strutture di accoglienza che già oggi lavorano sotto pressione. Il caso più evidente è quello di La Purísima, il centro destinato ai minori stranieri non accompagnati. La struttura può ospitare circa 100 ragazzi, ma dopo gli arrivi di fine luglio il numero dei minori presenti è salito a circa 250.È proprio questo uno dei punti più delicati della situazione. Un nuovo afflusso consistente rischierebbe di aggravare ulteriormente il sovraffollamento, aumentando la pressione sugli operatori, sui servizi sanitari e sulle strutture destinate all'accoglienza. In un territorio di appena dodici chilometri quadrati, ogni emergenza tende infatti a diventare rapidamente un problema di sistema.E c'è un'altra particolarità che rende Melilla vulnerabile: la città non ha spazio per assorbire facilmente un'ondata improvvisa. Il confine terrestre è relativamente breve, ma presenta diversi punti sensibili. Se il principale valico viene chiuso, i gruppi possono disperdersi lungo il perimetro, dirigendosi verso la costa o verso altri tratti della recinzione. È esattamente ciò che è accaduto il 30 luglio.La lezione di Ceuta È questo il motivo per cui quanto successo a Ceuta viene osservato con particolare attenzione. A Melilla le autorità sanno che il problema potrebbe non presentarsi necessariamente attraverso un singolo grande assalto alla frontiera. Potrebbe invece svilupparsi rapidamente attraverso più tentativi contemporanei, con gruppi che si spostano da un punto all'altro del perimetro per sfruttare le zone meno presidiate.Il rischio maggiore è quindi quello di una perdita di controllo della situazione nelle prime ore. Un confine sottoposto contemporaneamente a centinaia o migliaia di tentativi, una città incapace di assorbire rapidamente nuovi arrivi e strutture per minori già oltre la loro capacità possono trasformare un'emergenza migratoria in una crisi molto più ampia.