Passeggiare in un bosco, fare un’escursione in montagna o semplicemente stendersi sull’erba in un parco sono esperienze che riconciliano con la natura. Ma proprio in questi ambienti può essere presente un piccolo organismo capace di passare inosservato: la zecca. Minuscola, silenziosa e paziente, non vola, non salta e non insegue le persone. Aspetta semplicemente il passaggio di un ospite a cui aggrapparsi. Negli ultimi anni, complice anche la maggiore frequentazione degli spazi verdi e i cambiamenti climatici, l’attenzione è cresciuta. Ma è davvero il caso di allarmarsi? Gli esperti invitano a evitare inutili paure: conoscere il loro comportamento, sapere dove si trovano e imparare a prevenirne il morso rappresenta la strategia più efficace.
Il dottor Claudio De Liberato, entomologo e responsabile del Centro di riferimento di Entomologia Sanitaria della Regione Lazio presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale Lazio e Toscana, spiega che le zecche vengono spesso scambiate per insetti, ma in realtà sono parte di un’altra famiglia. “Appartengono agli aracnidi, una classe di artropodi parenti di ragni e acari. Sono organismi vettori, cioè possono trasportare e trasmettere alcuni microrganismi responsabili di malattie nell’uomo e negli animali”. A differenza di zanzare e pappataci, però, le zecche non hanno una stagionalità ben definita. Possono essere presenti durante tutto l’anno, anche se alcune specie sono più attive nei mesi estivi, mentre altre prediligono temperature più fresche.







