Le cimici dei letti sono arrivate anche nei rifugi d'alta quota, le zecche vengono segnalate sempre più spesso nelle aree verdi alle porte delle città e i flebotomi, piccoli insetti capaci di trasmettere malattie, si stanno spingendo verso latitudini più settentrionali. A fotografare questa nuova geografia del rischio è Sara Epis, professoressa associata di Parassitologia all'Università degli Studi di Milano e componente del direttivo della Società italiana di parassitologia, in un'intervista rilasciata ad Adnkronos. Non significa che l'estate sia diventata una caccia al parassita. Ma, secondo l'esperta, è importante conoscere i cambiamenti in corso, anche perché il cambiamento climatico e l'aumento degli spostamenti delle persone stanno contribuendo a modificare la distribuzione e l'attività di alcune specie.

La cimice dei letti è arrivata anche in alta montagna

Partiamo dall'ospite che meno ci aspetteremmo di incontrare durante una vacanza ad alta quota: la cimice dei letti. «È possibile trovarle persino ad alta quota, nei rifugi in montagna», spiega l’esperta. La cimice dei letti è considerata il parassita del viaggio per eccellenza. Per molto tempo è stata associata soprattutto ad alberghi, mezzi di trasporto, cinema e altri luoghi molto frequentati. Ma oggi, spiega la parassitologa, la sua presenza è molto più ampia di quanto si pensi. Il motivo è anche nella capacità di questi insetti di resistere alle basse temperature. Quando il freddo diventa intenso, la loro attività rallenta e il metabolismo si abbassa. Possono arrivare a sopravvivere anche intorno ai 5 gradi, mentre la loro attività vera e propria può spingersi fino a temperature intorno ai 15 gradi. È così che una cimice può rimanere nascosta in un ambiente anche durante periodi freddi, per poi tornare attiva quando le condizioni diventano favorevoli.