di
Barbara Gerosa
Pascoli bruciati, sorgenti al minimo e ruscelli asciutti hanno costretto diversi allevatori ad anticipare di settimane la discesa delle mandrie
«Pascoli color oro. Il problema è che l’oro non dà da mangiare». Mario Pighetti, 77 anni, guarda l’erba e scuote la testa. «Una cosa così non l’avevo mai vista». Eppure di alpeggi se ne intende, fin da bambino. A 6 anni saliva già in quota con la famiglia. Poi sono arrivati i suoi bovini, le capre, i cavalli. Oggi guida l’azienda agrituristica Aqua Fracta, a Piuro, in Valtellina. Con lui lavorano tre figli, Virginia, Maria Rosa e Giacomo. Hanno scelto di seguire la strada del padre. «Siamo allevatori da sempre. Anche i miei genitori avevano bovini, ma non ho mai trovato una situazione simile». In estate le mandrie vengono spostate in quota per sfruttare l’erba e l’altitudine, mentre nelle stalle di fondovalle si lascia riposare il terreno. È una pratica antica, ancora fondamentale per l’economia agricola delle valli. Le mucche salgono da metà giugno a fine settembre, negli alpeggi tra 1.600 e 2.100 metri. Quest’anno il calendario della transumanza si è accorciato. L’erba, la dispensa dell’estate, in molti alpeggi della provincia di Sondrio è diventata gialla, poi marrone, infine bruciata. E c’è un problema ancora più urgente: l’acqua. Sorgenti al minimo, ruscelli asciutti, abbeveratoi in difficoltà. Così arrivano le discese anticipate verso il fondovalle.















