Uguccioni

Il 18 agosto 1926, un secolo fa, Benito Mussolini tenne a Pesaro dal balcone delle Poste sulla piazza Vittorio Emanuele (oggi del Popolo) il celebre discorso della Lira (o di quota 90), con cui prefigurò un cambio forzoso alla lira italiana (in quel momento quotata attorno a 150 lire per una sterlina) e di conseguenza una forte politica deflazionistica. Se ne riparlerà in una giornata di studi (Quota 90. Cent’anni dopo) che la Società pesarese di studi storici sta organizzando per il prossimo ottobre. I primi anni di governo di Mussolini coincisero con una fase di espansione mondiale, che coinvolse anche il Regno d’Italia.

Non fu così ovunque, certo: è universalmente nota l’iperinflazione tedesca del 1923 che di fatto polverizzò il marco. Ma in Italia nel 1922 la produzione industriale era tornata ai livelli pre-guerra e l’espansione proseguì ancora per qualche tempo. Dal 1922 era in carica come ministro delle Finanze Alberto De Stefani, che con una politica economica di tipo liberista si preoccupò di ridurre il debito pubblico e rilanciare gli investimenti privati. Con un taglio alle spese militari e comprimendo le spese (anche tramite il licenziamento di molti dipendenti pubblici), nel 1924 lo Stato raggiunse il pareggio del bilancio, peraltro comprimendo i salari e allungando l’orario di lavoro a nove ore. Nell’estate 1925 il ministero passò a Giuseppe Volpi. Il nuovo ministro abbandonò la politica liberoscambista del predecessore, introdusse dazi sull’importazione del grano (la "battaglia del grano" venne lanciata nell’estate di quell’anno) e attuò una forte stabilizzazione della moneta nazionale: nel giro di pochi mesi il cambio passò da 154 lire per una sterlina a 92,45. Ne derivò, ovviamente, una contrazione del credito e una crisi di liquidità che mise in difficoltà la imprese. In realtà si voleva dare a investitori e risparmiatori un segnale di stabilità e ridurre le importazioni, ma il crollo delle esportazioni, la riduzione dei salari e la conseguente caduta della domanda interna nei consumi privati determinarono una recessione nazionale.