Nelle valli di Zeri, dove la pastorizia è lavoro ma anche presidio umano, cultura e paesaggio, un episodio ha riacceso la preoccupazione degli allevatori. Cinzia Angiolini, pastora e produttrice del Presidio Slow Food dell’Agnello di Zeri, si è trovata faccia a faccia con due predatori mentre difendeva il proprio gregge. L’incontro, risolto grazie ai cani da guardiania, ha riportato al centro il tema della convivenza tra allevamento estensivo e fauna selvatica.
Slow Food Toscana ha espresso "piena solidarietà e vicinanza" ad Angiolini, sottolineando come l’episodio rappresenti "un ulteriore livello di preoccupazione": non solo predazione sugli animali, ma un rischio diretto per una persona. L’associazione precisa che un singolo caso non basta a dimostrare un cambiamento nel comportamento del lupo, ma chiede che quanto accaduto venga analizzato con rigore scientifico.
Slow Food ribadisce il ruolo ecologico del lupo e la necessità di una convivenza equilibrata, che però non può tradursi in un carico esclusivo sugli allevatori. In molte aree montane le predazioni stanno mettendo in crisi la pastorizia estensiva, con aziende che riducono il pascolo o rinunciano all’attività perché non più sostenibile. La prevenzione – recinzioni, cani da guardiania e sorveglianza – resta fondamentale, ma non sempre sufficiente. Nei pascoli impervi comporta costi e difficoltà elevate. Anche i cani, pur decisivi, richiedono formazione e attenzione e possono creare problemi nelle zone frequentate dagli escursionisti.






