ROVIGO - La prossima settimana saranno aperte le buste della gara per affidare la progettazione della barriera contro la risalita del cuneo salino alla foce del Po di Pila, Porto Tolle. Un'opera da almeno 90 milioni di euro, strategica per difendere il Delta dall'avanzata dell'acqua salata. Ad annunciarlo è la presidente del Consorzio di Bonifica Delta del Po Virginia Taschini: «Siamo riusciti a ottenere un finanziamento di oltre 2,5 milioni di euro che ci ha permesso di aprire il bando. Quando sono arrivata, i 526mila euro inizialmente destinati a noi, e comunque insufficienti, erano stati spostati su un intervento in Piemonte. Non essendo stato realizzato il progetto esecutivo, quelle risorse sono tornate disponibili insieme ad altri due milioni e così siamo potuti partire».

IL PROGETTO La progettazione richiederà circa un anno, poi dovranno essere reperiti i finanziamenti per realizzare l'opera, il cui costo potrebbe crescere con l'adeguamento dei prezzi. La barriera di Pila è solo uno dei tasselli della risposta a un problema ormai strutturale. E mentre al Consorzio continuano ad arrivare le più diverse proposte per affrontare siccità e cuneo salino, Taschini puntualizza: «Il Consorzio sa cosa fare. Abbiamo progetti esecutivi pronti dal 2023, predisposti subito dopo la grande siccità del 2022, che non sono mai stati finanziati. Servono le risorse per realizzarli».Prima ancora delle grandi opere, secondo la presidente ci sarebbe una risposta che non avrebbe costi: garantire una portata sufficiente nei due fiumi attraverso la collaborazione dei territori a monte. «Servirebbe solidarietà vera tra le Regioni e i rispettivi Consorzi evidenzia Taschini mantenendo 450 metri cubi al secondo nel Po a Pontelagoscuro e 80 nell'Adige a Boara». Una solidarietà che, rimarca la presidente «oggi manca. Quando ci sono le piene, essendo noi gli ultimi della coda, siamo noi a dover pagare per ripulire da ramaglie e rifiuti che arrivano da monte. Quando invece abbiamo bisogno dell'acqua, chiudono». Servono poi interventi strutturali. Il Consorzio dispone già di tre progetti esecutivi per Porto Tolle, per complessivi 18,5 milioni di euro, ma ancora senza finanziamento. «È il primo Comune costiero e quindi il primo a essere aggredito dal mare sottolinea Taschini . Sono opere fondamentali non soltanto per Porto Tolle, ma per tutto il Delta». L'OBIETTIVO L'obiettivo è far defluire meglio l'acqua e trattenerla quando ce n'è in abbondanza, scavando canali e creando invasi: «Interventi che non possono essere fatti pagare ai cittadini, per questo servono risorse». Tra le proposte recapitate al Consorzio c'è anche quella di Eraldo Lupetti, basata su un modulo termico che punta a trattare l'acqua salmastra separando l'acqua dal sale ad alta temperatura, tecnologia proposta anche per i canali irrigui interessati dal cuneo salino. Altre ipotesi, osserva Taschini, si scontrano invece con problemi tecnici. È il caso dello scavo del Po. «A parte il fatto che è competenza di Aipo e non del Consorzio precisa il letto del fiume non può essere scavato indiscriminatamente per ragioni di sicurezza idrogeologica: si rischierebbe di indebolire gli argini e comprometterne la tenuta».Nel Delta la situazione è ancora più delicata perché al rischio idraulico si somma l'avanzata del sale. Il punto, per Taschini, non è quindi continuare a cercare soluzioni, ma poter mettere in campo quelle già individuate e che attendono soltanto le risorse necessarie. «Ci arrivano le proposte più svariate, anche da persone che non conosciamo conclude la presidente . Ma la Bonifica sa cosa fare con i finanziamenti giusti. Senza soldi non si fa nulla».