Marina di Pisa, 15 agosto 2026 – Le sue mani oggi non toccano più le reti da pesca, ma portano ancora i segni del sale, dei nodi e delle mille avventure in barca. Alberto Garzella, classe 1942, ha smesso di pescare, ma in lui albergano ancora i ricordi di una vita in cui il mare la faceva da protagonista. Non ha mai abbandonato Marina di Pisa, dove il profumo di salmastro è parte della sua quotidianità.

Come è iniziata questa grande passione?

“Tutto è iniziato quando avevo appena 12 anni, e passavo i pomeriggi sugli scogli marinesi pescando gamberi. Anche se all’inizio era soltanto un hobby, mi dedicavo alla pesca tutti i giorni. Il porto ancora non esisteva e per uscire in mare partivo dall’Arno, dove erano ormeggiate le barche. La patana, tipica imbarcazione dal fondo piatto che permetteva di avvicinarsi alla riva, era la barca di cui mi servivo. Reti, palamiti, fucile subacqueo… non serviva altro. Bastava quello, e la voglia di andare in mare”.

Cosa pescava? “Muggini, spigole, rombi, seppie, naselli, orate, muscoli, arselle, vongole e tutto ciò che il mare aveva da offrire. Oggi i pescatori sono tanti, ma i pesci sono finiti: penso che la differenza rispetto al passato sia enorme. Ai tempi, la sera calavamo le reti, e la mattina le tiravamo su brulicanti di pesci”.