Ancona, 10 agosto 2026 – Tre miglia a largo della costa di Mazara del Vallo. L’acqua da sogno della splendida Sicilia, si sa, non smette mai stupire. È il periodo a cavallo tra giugno e luglio scorsi. Per Giacomo De Mola, anconetano pluricampione (anche del mondo) di pesca in apnea, atleta della Komaros Sub Ancona e tesserato Fipsas, periodo intenso.
Ora c’è da capire se vi sia anche la nave, in legno, incagliata tra sabbia e fanghi
Durante le attività di ricerca con affaccio sul Campionato italiano assoluto di pesca in apnea (spoiler: vinto), è con l’assistente Igor Bisulli, individua qualcosa a 45 metri di profondità. Si immerge, visibilità scarsa. Scende ancora. Magia: un relitto di epoca romana, “presumibilmente datato tra II e I secolo avanti Cristo”, chiarirà a posteriori il ministero della Cultura.
Ci sono anche “centinaia di anfore”, “due ceppi d’ancora in piombo” e “un’altra struttura dello stesso materiale”, aggiungono da Roma. De Mola avvisa un esperto, poi segnala il sito alla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana. Le indagini, il sopralluogo congiunto dei carabinieri (Nucleo tutela patrimonio culturale di Palermo, i subacquei di Messina e il supporto della motovedetta di Trapani) e della stessa Soprintendenza. Un mese in avanti, sabato, la conferma del ministro Alessandro Giuli: “Il mare ci restituisce un frammento prezioso di storia. È una delle più importanti scoperte archeologiche subacquee degli ultimi anni”.












