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Greta Privitera

Il racconto di «Fabio», uno dei cinque attivisti italiani che si trova in Cisgiordania per solidarietà ed è stato cacciato da Qusra dall’esercito israeliano

I cinque attivisti italiani hanno lasciato Qusra ieri mattina. Se ne sono andati quando l’esercito israeliano è tornato per la seconda volta in due giorni alla casa della famiglia Ridi, alla periferia del villaggio palestinese, 15 chilometri a sud di Nablus. Quattro donne e un uomo, arrivati in Cisgiordania in giorni diversi, senza sigle e senza un’associazione alle spalle, ospitati da un amico palestinese.

Ora sono in un’altra città. Fabio, il nome è di fantasia per ragioni di sicurezza, non dice quale. «Non importa dove siamo. Importa quello che è successo a Qusra». Precisa però che «non abbiamo urgenza di lasciare il Paese». Hanno appena risentito Qusai Ridi — fratello del proprietario della casa, che vive in America — l’uomo con cui hanno condiviso questi giorni concitati. Qusai si trova ancora nell’abitazione che loro hanno dovuto lasciare, e al telefono li ha ringraziati: «Credo che la nostra presenza abbia fatto sentire lui e Ahmed, il figlio di 18 anni, molto meno soli».