Oggi il Consiglio costituzionale di Parigi ha bocciato la legge francese adottata il 21 luglio scorso che vietava l’accesso ai social media agli under 15, giudicando la misura “una violazione sproporzionata della libertà di espressione” dei minori. La decisione è arrivata dopo il ricorso presentato da alcuni deputati socialisti e da La France insoumise, e manda in frantumi quella che era una misura simbolo del macronismo di fine mandato. I giudici costituzionali francesi non hanno negato l’esigenza di proteggere l’interesse dei minori, ma hanno smontato l’impianto della legge con argomenti di puro buon senso liberale: il divieto era troppo ampio, capace di colpire servizi online i cui rischi per la salute e la sicurezza dei minori “non sono stabiliti”; le eccezioni previste, per esempio per le enciclopedie online, restavano troppo limitate, e soprattutto il sistema di verifica dell’età avrebbe imposto controlli di identità a tutti gli utenti, minori e adulti, senza garanzie sufficienti per la tutela della privacy.La Francia voleva seguire l’Australia ed era diventata il mese scorso il primo paese europeo a vietare i social sotto ai 15 anni, ma dopo la decisione del Consiglio, il presidente francese Emmanuel Macron ha già incaricato il primo ministro Sébastien Lecornu a “lavorare” a una bozza di legge “giuridicamente solida”. Le perplessità di fondo però, individuate pure dai saggi costituzionali francesi, resteranno, perché vietare per decreto l’accesso a una piattaforma non risolve il problema, e cioè l’uso eccessivo o inconsapevole degli schermi, ma semplicemente sposta sullo stato una responsabilità che dovrebbe essere principalmente educativa. Nel farlo, oltretutto, si rischia di pagare il prezzo di una sorveglianza digitale generalizzata. Il divieto totale, a cui lavora pure la Commissione europea (con soglie più basse e graduali dai 13 anni) è un diversivo comodo, che dà l’illusione di aver risolto un problema complesso senza doverlo affrontare davvero. E quindi dopo che il Consiglio francese ha dichiarato incostituzionale la legge francese, urge una riflessione collettiva.