Non si conosce l'entità del sostegno, né il quadro legale che dovrebbe supportarlo, ma soprattutto non se ne conoscono le motivazioni di natura economica. Al più, si intuiscono, e non sono confortanti. Il segretario al Tesoro Scott Bessent dovrà fornire spiegazioni valide per giustificare l'irrituale e anche irrispettoso intervento valutario degli Stati Uniti sul mercato dei cambi a favore dello yen giapponese. Non si vedeva dal 1998, ovvero dalla crisi finanziaria asiatica, un sostegno diretto americano alla valuta di Tokyo: il 1° agosto, attraverso il Fondo per la Stabilizzazione dei cambi, il Tesoro ha acquistato yen vendendo euro. E senza avvertire preventivamente la Banca Centrale Europea. La manovra ha permesso di riportare il cambio tra le due valute sopra i 160 punti, soglia limite oltre la quale le autorità nipponiche hanno dimostrato non voler scendere. Tra aprile e maggio il Giappone, attraverso una serie di interventi nazionali per un valore pari a 70 miliardi di dollari, ha tentato in tutti i modi di far risalire la moneta dal crollo che la sta colpendo. Ma tutti gli acquisti messi in campo finora si stanno rivelando di corto respiro, con la valuta che risale per qualche giorno prima di tornare a calare. Un saliscendi che anche l'intervento Usa non ha evitato: gran parte dell'aiuto americano è già andato bruciato.
Quanti soldi e perché. I dem incalzano Bessent sull'acquisto di yen (e la vendita di euro)
La senatrice Elizabeth Warren scrive al Tesoro: vuole sapere quanti soldi sono stati usati per sostenere la valuta del Giappone, in gran parte già bruci…






