Pavia Sono maschi, sono violenti e sono sempre più giovani. Picchiano mogli e compagne, troppe volte fino ad ammazzarle e se fino a qualche anno fa la loro età media era al di sotto dei 30 anni, adesso è scesa agli under 20. Contro gli effetti perversi del patriarcato, Pavia, Voghera e Vigevano cercheranno di fare argine con 454mila euro provenienti dalla Regione. Per gestire i Centri antiviolenza, le case rifugio, i percorsi delle donne che dicono “basta”. Il Comune di Pavia, in quanto capofila, coordina e promuove gli interventi della Rete interistituzionale territoriale antiviolenza di Pavia per la prevenzione e il contrasto della violenza maschile contro le donne sviluppati sul territorio provinciale anche nell’ambito delle progettazioni realizzate con il contributo di Regione Lombardia. E proprio la Regione, con il Programma antiviolenza 2026/2028, ha stanziato in favore della Rete di Pavia risorse per 454.663 euro. A bilancio Palazzo Mezzabarba ha appena inserito questi soldi nel proprio bilancio. Ovviamente non verranno spesi solo a Pavia: «Il Comune – dice l’assessora alle Pari opportunità, Alessandra Fuccillo – è capofila insieme a Voghera e Vigevano. E in ciascuna di queste città è attivo un centro antiviolenza». A Pavia è gestito dalla Cooperativa sociale LiberaMente – Percorsi di donne contro la violenza Onlus, a Voghera dall’associazione di promozione sociale C.H.I.A.R.A. e a Vigevano da Kore Società Cooperativa sociale. Della somma complessiva di 454.663 euro, 217.204 euro saranno destinati ai Cav (centri antiviolenza) mentre gli altri 237.459 andranno alle case rifugio, che a Pavia sono sei, per la maggior parte a indirizzo segreto, e sono un po’ l’ultima spiaggia per sottrarre le vittime alla violenza dei rispettivi aguzzini. Un taglio netto «Le case rifugio – prosegue l’assessora Fuccillo – sono sempre l’ultima soluzione alla quale si ricorre, perché comportano un taglio definitivo con il mondo, significano letteralmente “sparire” rinunciando al numero telefonico e tagliando tutti i rapporti con il mondo». Una specie di clausura imposta dall’ignoranza maschile, ma che non tutte le donne sono disposte ad affrontare. «Con i centri antiviolenza si cerca di non arrivare mai a questa soluzione estrema. Purtroppo non sempre è possibile e, anzi, devo dire che il numero di donne che si rivolgono ai centri è in costante aumento. Così come, parallelamente, è in discesa l’età media degli stalker e di quanti esercitano violenza sulle donne». Le rilevazioni sui reati spia della violenza di genere (come atti persecutori, lesioni e maltrattamenti) evidenziano una percentuale consistente di autori compresa nella fascia tra i 14 e i 34 anni. Se ne parlerà al festival Fragore, dal 16 al 21 settembre al Broletto.