PADOVA - Millecentoquarantaquattro notti di paura. Tutte racchiuse in una stanza d’albergo. Ogni giorno, tra Padova e provincia, tre donne scappano di casa dopo aver subito violenza fisica o morale dal proprio compagno (spesso marito) e passano la notte in hotel. In realtà potrebbero essere molte di più, perché questi sono i numeri di chi si rivolge al pronto soccorso o alle forze dell’ordine, e poi grazie ai centri antiviolenza viene accolta in emergenza negli alberghi. A queste ci sarebbero da aggiungere chi va direttamente in albergo o da parenti e amici, pur di non rimanere in casa con chi le ha reso la vita un inferno dopo essersi travestito da “rifugio”. Quel numero però è significativo: 1.144, per quanto contenga magari più notti per la stessa donna, tre stanze d’albero pagate ogni giorno.
È il resoconto spietato di un anno di fughe silenziose nel Padovano, emerse durante le ultime sedute del consiglio regionale, dove Avs, insieme al centrosinistra, è riuscita ad ottenere un aumento dei fondi regionali per i centri antiviolenza, che sono lo step successivo agli alberghi.
A Padova, dove il benessere spesso maschera le crepe del privato, la statistica non concede sconti: ogni notte, in media, tre donne caricano i figli in auto e scappano di casa da un compagno orco. I numeri, emersi durante le sessioni del bilancio regionale, fotografano un fenomeno che sta travolgendo la rete di protezione padovana.






