«…Tutta la città, come per incanto fu addobbata con luci e grandi archi trionfali, ed in uno di essi all’imbocco di via Garibaldi, si leggeva: “Viva Messina risorta!”». (Il Ferragosto a Messina. Gaetano La Corte, 1926).
Nel 1926 la ricostruzione di Messina dopo il terremoto non era ancora stata completata, anche a causa delle risorse economiche sottratte a sostegno della Guerra Italo-Turca (1911-1912) e della Prima Guerra Mondiale (1915-18); eppure, la ripresa delle feste di Ferragosto, fortemente volute dalla popolazione, furono considerate la vera e propria rinascita della città.Per i messinesi, la Vara non è mai stata solo un apparato votivo, né solo una rappresentazione scenica dell’Assunzione di Maria, né una “spettacolare” processione. La Vara è sempre stata Messina, che si avvolge attorno alla sua identità. Come diceva Giuseppe Pitrè, che la osservò nel 1894 dall’alto di uno dei balconi della Palazzata, «la Vara va veduta mentre è in movimento. Ferma, non vi dà che una pallida idea di sé stessa». Da quasi cinquecento anni, la volontà popolare di mantenerla in vita, è stata più forte delle guerre e delle calamità naturali (non ultimo il Covid). E il popolo, quello “verace” ha lottato contro tutto e tutti, ogni qualvolta l’amministratore pubblico di turno abbia tentato, con cinica decisione, di interrompere il rito o di trasformarne le secolari modalità del trascinamento. Avvenne così nel 1969, quando fu asfaltato il basolato lavico della via Garibaldi, su cui scivolavano i pattini d’acciaio; secondo i tecnici comunali, i pattini avrebbe rovinato il nuovo manto stradale.L’idea “geniale” fu quindi quella di montare la Vara su un carrello con ruote, appositamente progettato dalla ditta Rodriguez e dalla Pirelli, e quindi trainarla con un camion! Fu la rivolta. Travolta dai sit-in di protesta e la delusione di essere stati privati di ciò che di più caro avevano i messinesi, l’Amministrazione decise di deviare il percorso sulla via Vittorio Emanuele, ancora dotato del basolato lavico e arrivare in via Primo Settembre, asfaltata. Ma i tiratori, al grido di Viva Maria, non si fermarono e chiesero alle autobotti di bagnare la sede stradale bituminosa. E la Vara scivolò sull’asfalto bagnato sotto gli applausi della folla e dei tecnici che, con stupore, constatarono quanto avvenuto.Poi arrivò il tram e l’allora Comitato, supportato da una petizione popolare, alimentò la proposta di una variante al progetto che prevedeva l’istallazione dei binari sulla via Garibaldi. Ma ancora una volta prevalse la volontà della gente di mantenere viva la tradizione; e così il tram fu spostato sulla via Vittorio Emanuele. La rassegnazione di coloro che, davanti a guerre, terremoti ed emergenze sanitarie, hanno provato a “gettare la spugna” con frasi del tipo “Ormai la Vara è finita!”, è stata sempre compensata, nei secoli, da una grande voglia di ripresa dei messinesi.







