Era l’agosto 2025 quando Volodymyr Zelensky aveva presentato per la prima volta l’offerta a Donald Trump. Kiev era pronta a vendere a Washington i suoi sistemi più avanzati nel campo dei droni, sviluppati negli anni della guerra di difesa contro la Russia e diventati un asset prezioso da utilizzare sui tavoli internazionali. Nel marzo 2026 Trump aveva liquidato l’offerta, sostenendo che gli Stati Uniti ne sapevano più di chiunque altro. Poche settimane dopo, pero, in Germania, i soldati americani si sarebbero trovati di fronte proprio i tecnici ucraini del 412° Reggimento Nemesis, in una delle principali esercitazioni mai organizzata dall’US Army in Europa. Secondo il Wall Street Journal, nelle prime fasi del confronto i droni ucraini hanno avuto la meglio. Ma la storia che emerge dai documenti ufficiali è più complessa: Washington aveva già riconosciuto che nessun esercito disponeva dell’esperienza ucraina nell’impiego degli “small UAS” e aveva costruito Combined Resolve proprio per imparare a combattere in quel tipo di ambiente.
La storia comincia il 18 agosto 2025. Quel giorno Zelensky incontra Trump alla Casa Bianca e mette sul tavolo anche una proposta sulla tecnologia militare. Kiev “si è dichiarata pronta a collaborare con gli Stati Uniti nel settore dei droni, sia per la vendita di velivoli senza pilota di ultima generazione, sia per la loro produzione congiunta – recita il resoconto ufficiale della Presidenza dell’Ucraina -. La proposta è stata presentata al presidente Trump”. L’Ucraina disponeva ormai di un knowledge maturato sul campo nell’impiego di piccoli droni, soprattutto per ricognizione, acquisizione degli obiettivi, attacchi in modalità “First Person View” – ovvero con droni dotati di una carica esplosiva e un cavo in fibra ottica che permette all’operatore di individuare il bersaglio per poi colpirlo con il velivolo stesso – e intercettazione.










