Ogni estate tornano puntualmente articoli, servizi televisivi e polemiche sugli accessi al mare negati. Cancelli, recinzioni, cittadini costretti a percorrere chilometri per raggiungere una costa che hanno davanti agli occhi. Il problema esiste ed è serio, ma troppo spesso viene raccontato senza spiegare fino in fondo ai cittadini come stanno realmente le cose. Il rischio è scivolare nel populismo e trasformare il proprietario privato nel responsabile del «mare negato».

In molti tratti della costa pugliese la fascia di demanio marittimo è molto stretta e subito alle sue spalle insistono terreni di proprietà privata. Il mare è di tutti e il demanio è pubblico, ma questo non significa che sia pubblico anche tutto ciò che bisogna attraversare per raggiungerlo. La proprietà privata esiste ed è tutelata dalla Costituzione. Può essere limitata o espropriata per ragioni di interesse generale, ma attraverso procedure previste dalla legge.

Per questo è sbagliato prendersela con i proprietari perché non consentono il passaggio nei propri fondi. Faremmo attraversare liberamente il giardino di casa nostra soltanto perché dall’altra parte c’è un bene pubblico? Evidentemente no. Se quel passaggio serve alla collettività, deve essere il Comune a individuarlo e, quando necessario, acquisirlo o espropriarlo.