Per anni Google è stata la porta d’ingresso verso il web. Con AI Overviews e ChatGpt molti utenti trovano quello che cercano senza aprire alcun link. Gli editori temono l’effetto su traffico e ricavi: dopo Italia e altri Paesi europei, ora anche la stampa francese apre un nuovo fronte contro Google
C'era una volta il clic. L'utilizzo dell'intelligenza artificiale integrata nei motori di ricerca online sta modificando le abitudini di chi naviga: una mutazione genetica a ritmi accelerati che apre nuovi fronti tra gli editori e Google. L'ultimo episodio registra in Francia: l'11 agosto l’Alliance de la presse d’information générale (Apig), che rappresenta quasi 300 testate, ha presentato presso l'Autorité de la concurrence, l'autorità antitrust locale, un ricorso contro AI Overviews e AI Mode. Le due funzioni basate sull’intelligenza artificiale erano state introdotte da Google in Francia a fine luglio. Secondo la contestazione, le risposte generate dall’AI - che vengono mostrate prima dei tradizionali risultati della ricerca - utilizzano (anche) i contenuti prodotti dagli editori. Una scelta che sempre più spesso induce l’utente a non aprire neppure gli articoli originali, sui quali le risposte dell'AI sono costruite. A cui si aggiungono i problemi di autorevolezza delle fonti utilizzate dall'AI e di vere e proprie «allucinazioni», tipiche dell'attuale tecnologia degli Llm (large language models).






