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Da motore di ricerca a risposta definitiva: con AI Overview Google trattiene l’utente, riduce i clic e mette in crisi l’ecosistema dell’informazione. Una mossa razionale per Big Tech, potenzialmente devastante per chi produce contenuti
All’inizio degli anni Duemila, subito dopo lo schianto delle dot-com (e quello dei due aerei di pazzi islamici sulle Torri Gemelle), Internet sembrava una terra promessa fallita. C’erano portali oggi dimenticati gonfi di pubblicità, startup evaporate, home page cariche come alberi di Natale e una sensazione diffusa di caos. È proprio in quel momento che arriva Google.
Google non arriva con un’idea spettacolare, piuttosto con un’idea matematica geniale. Mentre gli altri motori di ricerca ordinano i risultati soprattutto in base alle parole chiave, Google introduce un criterio diverso: la rilevanza misurata dai link (algoritmo complesso, non sto qui a spiegarvelo perché non lo so neppure io). Se una pagina è citata da molte altre pagine autorevoli, allora probabilmente è più importante. È il principio del PageRan, e è il motivo per cui quel gruppo di ragazzi costruisce un motore che, semplicemente, funziona meglio, e sbaraglia in men che non si dica ogni altro concorrente.






