La Groenlandia frena le ambizioni di Donald Trump e costringe la compagnia petrolifera legata al presidente Usa a rinviare le trivellazioni nel territorio artico. Lo ha raccontato il Guardian, secondo cui le autorità hanno ordinato alla texana Greenland Energy di posticipare l’inizio delle perforazioni almeno alla fine del 2027 per la mancanza dei necessari permessi.

L’azienda puntava ad avviare a breve i lavori nella regione di Jameson Land, sulla costa orientale dell’isola, ma l’iter per le necessarie autorizzazioni non potrà essere completato nei tempi previsti. Come evidenzia l’articolo, il governo groenlandese ha spiegato che i tempi sono troppo stretti per consentire una valutazione adeguata dell’impatto ambientale e sociale del progetto. La perforazione potrebbe quindi slittare di oltre un anno, fino all’inverno 2027.

Prima di dare il via libera, le autorità dell’isola dovranno valutare anche l’impatto delle trivellazioni su una zona che ospita specie rare di uccelli e buoi muschiati, importanti per la popolazione locale che vive anche di caccia. Lo slittamento smentisce le previsioni annunciate a maggio da Jeff Landry, governatore della Louisiana e inviato di Trump per la Groenlandia. Dopo una visita sull’isola, Landry aveva affermato che il petrolio presente nel sottosuolo avrebbe potuto contribuire ad alleviare la crisi energetica legata alla guerra contro l’Iran e che la produzione avrebbe potuto iniziare “entro circa 10 mesi“. Landry aveva anche dichiarato di voler “fare della Groenlandia una parte degli Stati Uniti”.