Colla nei lucchetti, un camioncino dato alle fiamme, una pistola che si inceppa e una minaccia semplice e concisa: «O soldi o fuoco». Tra il primo raid estorsivo del 24 novembre, quando davanti ai locali della piazza di Sferracavallo spuntarono le prime bottigliette con la benzina avvolte dal pizzino che indicava la richiesta di 5 mila euro, e la seconda e più corposa e violenta ondata di intimidazioni che da fine marzo ha colpito le attività di Sferracavallo, Tommaso Natale, Mondello e Isola delle Femmine, c’erano state altre estorsioni.I picciutteddi, come li chiamava Salvatore Verga, erano partiti proprio dalla Marinella, quartiere di cui è originario il narcotrafficante. Se non comanda a casa sua, come faceva a imporre il pizzo agli altri?Così il 2 marzo una polleria e una tabaccheria si erano svegliati con la colla nei lucchetti. Ma è il 4 marzo che iniziano i primi attentati, che hanno come epicentro sempre la Marinella. Le telecamere di videosorveglianza riprendono un gruppo dello Zen - al quartiere dei casermoni era affidato il compito di eseguire materialmente le spedizioni - diedero fuoco a un furgone di una attività. Non contenti, spararono pure contro...L'articolo completo sul Giornale di Sicilia in edicola e nell'edizione digitale.
Palermo, la prima ondata delle estorsioni partì dalla Marinella
Colla nei lucchetti, un camioncino dato alle fiamme, una pistola che si inceppa e una minaccia semplice e concisa: «O soldi o fuoco». Tra il primo raid estorsivo...






