«Gli uomini temono una sola cosa: le donne forti». Forse è questa la chiave di volta su cui si regge la costruzione del romanzo di Valeria Parrella, "La ragazzina", edito da Feltrinelli e finalista del Campiello 2026. Perché il racconto è quello di una donna forte, anzi fortissima, Giovanna D'Arco, bruciata viva a 19 anni perché faceva paura, troppa paura, ai vecchi barbogi del suo tempo, in particolare vescovi e nobili.

La chiamavano puttana: «Quando un maschio dice a una femmina che è una puttana è perché ne ha paura» e poco importava che fosse vergine, non soltanto autoproclamata, ma pure provata attraverso un esame umiliante e doloroso. Giovanna si veste da maschio, rigetta gli oggetti femminili (il telaio) e utilizza quelli maschili (la spada), fino alla negazione di una delle caratteristiche più femminili del corpo della donna: le mestruazioni. E questo dell'amenorrea delle donne combattenti è un tema che ritorna, e che forse meriterebbe un approfondimento; per esempio ne parla un ufficiale medico britannico che durante la Seconda guerra mondiale era stato distaccato presso i partigiani di Tito nell'isola di Lissa (oggi Vis). Lo spiega Bill Strutton nel libro "Gli amici terribili", dove osserva che tutte le partigiane soffrivano di amenorrea e non appena le ragazze si arruolavano, smettevano di avere le mestruazioni.