Almeno due tentativi di suicidio. Ma anche acqua contaminata, problemi agli impianti idraulici, carenze di cibo e persino di sapone. L’Odissea degli oltre 5.000 marinai a bordo della portaerei americana USS Abraham Lincoln, in navigazione da nove mesi, è diventato un caso nazionale che sta causando non pochi imbarazzi all’amministrazione di Donald Trump. Tutto è cominciato con la denuncia dei familiari di alcuni di loro che hanno rivelato le condizioni estreme e l’incertezza sul loro ritorno. Poi sono arrivate le indiscrezioni sui tentativi di togliersi la vita da parte dei marinai a bordo. Quindi la notizia che il Pentagono ha deciso di inviare la USS George Washington in Medio Oriente per sostituire la Lincoln. Un intervento programmato ma che arriva proprio nel momento più delicato, nonostante Pete Hegseth abbia minimizzato la situazione.
Qualche giorno fa le famiglie dei marinai hanno parlato con la tv Ms Now descrivendo un equipaggio sotto forte pressione dopo che la missione standard di sette mesi è stata prorogata per la seconda volta. Docce ammuffite, carenze di cibo e di altri beni di prima necessità per l’equipaggio della Lincoln che ha trascorso appena due giorni a terra da quando la nave ha lasciato la base di San Diego a novembre e sono cinque mesi che è in missione contro l’Iran. Condizioni estreme che, secondo il Navy Times e altri media del settore, hanno portato ad almeno due tentati suicidi. In un caso, la moglie di un marinaio ha raccontato che suo marito ha cercato di gettarsi in mare dopo che il suo periodo di servizio era stato prolungato. In un altro caso, un soldato avrebbe soccorso un commilitone che ha tentato di lanciarsi dalla nave, afferrandolo e riportandolo sul ponte.










