ALTOMONTE I recenti eventi di Vinitaly in Calabria hanno offerto l’occasione per un viaggio alla scoperta dei vini del Mediterraneo, attraverso suggestive cornici ricche di storia, cultura e tradizioni. Ma, come spesso accade, nel raccontare il presente si rischia di dimenticare le origini e gli apprezzamenti che, già nell’antichità, venivano riservati ad alcuni vini calabresi. Tra questi merita di essere ricordato il vino Balbino di Altomonte, una produzione che, secondo la tradizione e le testimonianze tramandate, affonda le proprie radici nella storia più antica della Calabria. Lo scrittore romano Plinio il Vecchio (23-79 d.C.), nella sua Naturalis Historia, precisamente nel libro XIV, capitolo VI, dedicato ai Vini generosi, parla di Balbia, riferendosi a un territorio noto per la produzione di un vino particolarmente pregiato. Al vino Balbino fanno riferimento anche Ippia Reggino e Ateneo, importanti autori del mondo antico. È una memoria che attraversa i secoli e che la tradizione locale collega all’attuale Altomonte. Il nome del paese, nel corso della storia, sarebbe mutato, passando dall’antica Balbia a Brahalla e infine ad Altomonte. Secondo la tradizione tramandata, Plinio si riferiva proprio ai territori dell’area dell’attuale Altomonte e delle zone limitrofe, caratterizzati da terreni naturalmente rossastri e da vigneti bassi, nei quali l’uva veniva raccolta quasi in ginocchio.