Sigfrido Ranucci, nel riquadro in alto Gomes Tavares e in quello in basso Valter Lavitola.

L’intelligence israeliana, l’attentato fatto a fin di bene: sono molti i punti della versione di Valter Lavitola sull’attentato a Sigfrido Ranucci che per gli inquirenti non reggono.

Valter Lavitola ha confessato. Ciò di cui procura e carabinieri erano convinti da tempo ha trovato riscontro nelle parole dell'imprenditore ed ex direttore dell'Avanti!, che ha ammesso di essere il mandante dell'attentato al giornalista di Report Sigfrido Ranucci. "L'ho fatto per il suo bene, volevo far aumentare la sua scorta", ha dichiarato al gip durante l'interrogatorio di garanzia. Una spiegazione che già ha in sé dell'assurdo, ma poi Lavitola continua, dicendo di aver avuto motivo di pensare che l'intelligence israeliana volesse uccidere Ranucci per il servizio di Report sulla nave Vittoria. Si tratta di una versione che non convince assolutamente gli inquirenti, e il gip infatti, respingendo la richiesta dei domiciliari, lo dice senza mezzi termini: si tratta di "dichiarazioni fumose, assolutamente generiche e prive qualsivoglia indicazione concreta suscettibile di riscontro". Insomma Lavitola, per chi indaga, starebbe ancora cercando di sviare le indagini.