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Benedetta Moro

Lei 68 anni, lui 77: la scelta di una coppia a Trieste

Quando la figlia sostenne l’orale di maturità erano entrambi sotto la finestra della sua scuola, a Trieste. Erano divorziati da anni, ma quel giorno, come molti altri in passato, lo vissero insieme. Forse già allora si intuiva come sarebbe finita: con un secondo sì in municipio. «Tesoro, sarà una piccola cerimonia. Se puoi, fammi un bouquet di soli fiorellini bianchi e tre roselline rosa, come la prima volta». Mentre era al telefono con la nipote per preparare gli ultimi dettagli, Patrizia Dalmin — 68 anni, di cui 43 trascorsi come amministrativa nella direzione scientifica in un ospedale, l’Irccs Burlo Garofolo del capoluogo giuliano — già sapeva che sarebbe stato un matrimonio diverso dal primo. Niente abito bianco né chiesa. Un vestito blu, due testimoni, pochissimi invitati, il ricordo del fratello, mancato da poco, che sarebbe stato felice di rivederla assieme all’ex marito. E, soprattutto, Pietro Lucchese, l’uomo che aveva sposato 44 anni prima, da cui aveva divorziato nel 1996 e che il 2 luglio scorso è tornato a essere suo marito.

Il primo sì La prima volta sono stati legati per 14 anni. Il primo sì risale al 12 aprile 1982, dopo un anno e mezzo di fidanzamento. «All’epoca io avevo 33 anni, lei 24», racconta Pietro. Geometra originario di Calascibetta, in provincia di Enna, 77 anni, al Nord era arrivato per lavorare nell’ufficio tecnico dell’ospedale Maggiore. «Ci siamo conosciuti tramite un nostro amico, che suonava nella stessa band di Pietro — racconta Patrizia —. Ricordo il primo incontro: ci siamo subito piaciuti. Mi telefonò poco dopo per invitarmi al cinema, così iniziò il nostro amore».