ODERZO (TREVISO) - Pietro Cazorzi e Maria Manfré festeggiano giovedì 28 maggio le Nozze di Titanio, sono ben settant'anni di matrimonio. Un anniversario raro, non capita sovente che entrambi i coniugi arrivino a festeggiare un traguardo così importante, ancora in buone condizioni di salute e con la mente limpida. Pietro di anni ne ha 98, Maria di candeline ne ha spente 94. Si sono sposati il 28 maggio del 1956 e non erano proprio giovanissimi: ventotto anni lui, ventiquattro lei. Vivono da sempre nello storico quartiere della Maddalena, in una delle prime case edificate nel 1959, acquistata a riscatto dall'Ina Casa (all'epoca l'ente delle case popolari).

L'Ina Casa la assegnò a Pietro dopo aver verificato che aveva un lavoro stabile e sicuro. Qui sono cresciuti i loro cinque figli: Gianni, Daniele, Giuseppe, Marisa e Tiziana che, a loro volta, hanno generato 13 nipoti e costoro, a loro volta, 6 pronipoti. Una bella e numerosa famiglia, una rarità nel panorama attuale che vede la natalità in fortissimo declino.Come si fa a restare insieme per settant'anni? Soprattutto oggi che la formula di giurarsi amore eterno pare odorare di naftalina ed sembra anacronistica, superata, insomma demodé. Le statistiche dicono che i matrimoni sono in forte calo. A questa domanda Pietro e Maria non sanno rispondere. Scherzano Pietro e Maria. «Lei parla troppo» dice lui. «Tante volte ho preferito stare zitta per non perdere tempo e rimbeccarlo» replica lei. Nei loro occhi però quando si guardano c'è una luce speciale, quella stessa che li avvinse oltre settant'anni fa, durante un pomeriggio alla balera del Boschetto. Era il ballo uno dei pochi passatempi per le ragazze, guardato con sospetto dalle arcigne zie zitelle e dai padri autoritari. A ballare ci si poteva andare con tante precauzioni, sempre accompagnate e guai a rincasar tardi. Così Maria, con accanto la sorella Argia, riusciva a convincere la mamma e sgattaiolava via di pomeriggio per andare a volteggiare sulla pista del "Boschetto", locale allora sulla cresta dell'onda. Pietro, che abitava in quel di Albano a Motta di Livenza, adocchiò quella fanciulla graziosa. Non gli importava di macinarsi in bicicletta chilometri su chilometri di strada polverosa per andare al Boschetto, a Gorgo al Monticano e poterla vedere. Ecco è un amore nato così, in semplicità. «Pietro ballava malissimo e mi pestava i piedi» ricorda Maria.Una storia la loro intrecciata con le vicende italiane. Pietro lavorava ai magazzini alimentari Appoloni & Brisotto, vi era entrato da ragazzino. «Ero giovanissimo, ho fatto in tempo a conoscere le tessere annonarie, i razionamenti, il rastrellamento dei tedeschi che cercavano i partigiani» rammenta. Maria l'avevano mandata a Venaria Reale, in Piemonte, ad imparare il mestiere di sarta. Vi rimase cinque anni ma alla fine non ne poteva più, troppo intensa la nostalgia di casa, così scelse di lasciare quella sartoria di gran classe per ritornare a Oderzo. Il segreto di queste nozze di Titanio, un metallo resistente e inossidabile? Sta nella semplicità, nell'assoluta fiducia reciproca, soffusi da un briciolo di leggerezza.