di
Ilaria Sacchettoni
Sergio Cola, legale di Lavitola da 11: «Il mio no comment concordato con lui»
Da Capri, dov’era in vacanza fino a un paio di giorni fa, il napoletanissimo Sergio Cola, avvocato ed ex deputato di Alleanza Nazionale, è corso a Roma per amor del suo cliente Valter Lavitola e gran senso del dovere. Poi, per la stessa affezione professionale, dice lui, la sera dell’interrogatorio ha veicolato ai cronisti un asciutto «no comment» che ha fatto il giro dei media. Ma ora, smaltita la premura del primo momento, vuole spiegare, integrare, contestualizzare con una linearità che sembra estranea al suo cliente.Avvocato, Lavitola suggerisce in qualche modo l’idea che, malgrado tutto, Ranucci possa aver intuito come il piano dinamitardo fosse suo. Stanno così le cose?«Si è parlato, in risposta a una domanda della gip, di questo come di una possibilità. Ranucci potrebbe aver pensato, ma solo in seguito all’attentato, pianificato in autonomia, che si trattava di un progetto dello stesso Lavitola, suo amico».
Insomma, nell’interrogatorio di fronte al gip, il suo cliente ha detto o no che Sigfrido Ranucci era consapevole del piano? «Qui torniamo al mio “no comment’. Per quanto enfatizzato, corrisponde a verità. Il mio è un silenzio senza ambiguità, leale verso la Procura. Non posso riferire quello che è stato detto in cinque ore di interrogatorio. D’accordo con i magistrati ho divulgato solo lo stretto indispensabile del contenuto, in merito al quale, peraltro, si dovranno fare ulteriori approfondimenti e che dunque dovrà restare riservato».














