Christian Rocca ha ricordato su queste pagine che il Wall Street Journal ha definito quella appena trascorsa la settimana più spaventosa dell’intelligenza artificiale: modelli addestrati sul Dna che progettano genomi virali funzionanti, sistemi che aggirano le protezioni dei loro stessi costruttori, macchine annunciate come capaci entro il 2028 di riscrivere sé stesse. L’editoriale si chiude sulla cosa che pesa di più: nessuno sa come si contengano quei rischi. È una sollecitazione, e merita una risposta.

La strada che l’editoriale evoca, una distruzione reciproca assicurata adattata al digitale, chiede due condizioni che la Guerra Fredda aveva e oggi non ci sono: capacità comparabili e fiducia reciproca sul fatto che nessuno usasse per primo l’arma. L’Europa non ha le prime e nessuno concede la seconda. Proprio per questo non è fuori dalla partita: è nell’unica posizione da cui se ne può giocare un’altra.

Chi legge la corsa come una classifica conclude che la partita è persa e passa ad altro. È l’errore che ci costa di più. La domanda è chi costruirà il primo mercato continentale nel quale un modello potente debba essere verificabile prima di entrare nelle funzioni critiche. E allora perché continuiamo a trattare la sicurezza come un costo della tecnologia, quando può diventare una domanda industriale, una certificazione, un’infrastruttura?