Dal 1956, quando il termine Intelligenza Artificiale (AI) e i suoi contenuti apparvero ufficialmente nello scenario della ricerca scientifica, i progressi di questo metodo di ricerca nel mezzo secolo trascorso hanno registrato successi allora impensabili, ma impliciti nella natura stessa del metodo proposto, che allargò il suo campo di applicazione prendendo il nome di Scienza dei dati.
Nel contempo il dialogo tra uomo e macchina ha registrato netti progressi prendendo nel 2015 il nome di «IA generativa» che ha aggiornato in forme moderne la Scienza del linguaggio, dove eccelse per profondità e ampiezza a Scuola di Vienna fondata nel 1922.
La versione ChatGPT di Open AI è quella che ha avuto grande successo, messa a punto da un team di ricerca dove Sam Altman si è distinto come leader.
L’«autodeterminazione» di Claude e Mythos Un membro di questo team, Dario Amodei, nel 2021 ha fondato Anthropic, con intenti scientifici e umanitari, avviando una nuova fase, chiamata powerful AI, e ha sollevato due nuovi problemi prima ancora che siano stati risolti tutti gli altri della vecchia fase: il primo è che l’AI ha raggiunto livelli di autodeterminazione tali da perseguire scopi che esulano dalla scala dei valori sociali affermatasi dopo secoli di analisi filosofiche, seguite da lotte popolari cruente; e il secondo è che è capace di penetrare nei sistemi di sicurezza pubblici e privati con conseguenze devastanti economiche e politiche.









